sabato 14 aprile 2012

Premiata Forneria Marconi


Con la PFM ci sono sempre stati degli alti e bassi. All’inizio quando da “Quelli” diventarono PFM le cose andavano alla grande. Conoscevo dall’infanzia Franco Mussida, era stato a lezione per anni dal medesimo maestro di musica di mio fratello, ci frequentavamo da quando abitava in fondo a viale Zara. Il gruppo dopo varie mutazioni passò sotto la mano del mitico Mamone diventando PFM. Il gruppo con questo nuovo nome andò a San Remo non tanto per presentare un loro pezzo, ma per supportare nascosti dietro giganteschi amplificatori quelli che si stavano esibendo. Mi venne da ridere quando da dietro un amplificatore sbucò la punta del piede degli stivaletti di Mussida. La Ricordi quell’anno mi aveva invitato visto che ero l’autore di almeno una decina di copertine dei dischi presenti. Per me e Vanda fu una bella vacanza, la sera dopo il festival andavamo in un locale dove la PFM si esibiva, erano strepitosi suonavano i pezzi dei Deep Purple dei King Crimson degli Emerson Lake and Palmer, ricordo Antoine ballare come un forsennato, in quel locale ci ritrovavi un po’ tutti, forse per disintossicarsi dalla sbornia di stupide canzonette.
Dopo San Remo con il nostro pulmino li seguimmo nella loro tournè sulla riviera Adriatica dove feci delle foto, da quelle immagini furono tratti cinque manifesti, uno per ogni componente, che esposti uno accanto all’altro formavano un enorme unico poster; era sicuramente la prima volta che per pubblicizzare un gruppo musicale si usasse un’affissione di quelle dimensioni tre metri per tre.
La loro prima copertina non è opera mia, ma di mia moglie Vanda, straordinaria pittrice e splendida donna. Quando presentai il dipinto creato apposta per il loro disco, non tutti erano d’accordo, al loro interno c'era una corrente esterofila che trovava l'immagine naif. La scelta era in effetti frutto della volontà di essere diversi dalle immagini perfette, cercavamo il contenuto anche attraverso una tecnica elementare. Una persona non ebbe dubbi, la Mara responsabile dell'ufficio stampa della Numero Uno, era la vulcanica e straordinaria per simpatia e sincerità, Mara Maionchi, e così tra mugugni e simpatie la copertina rimase quella che poi uscì.



Per l’uscita invece del loro primo 45 giri, detti ai ragazzi della PFM l’appuntamento in un campo di granturco verso la zona del Parco sud di Milano, alle cinque di mattina. Gli scatti però quando li vidi non mi soddisfecero, erano privi di personalità sciatte anche di luce, forse sarebbe stato necessario un rafforzo di luce frontale. Proiettai la diapositiva scelta su un piano di Juta poi mi misi con la macchina fotografica di sguincio in modo da allungare le figure, il risultato non fu male ma non ne fui mai contento.



Come avevo raccontato in occasione della prima copertina di Prudente avevo conosciuto Giannicci, Oscar me lo aveva presentato incontrandolo sotto la Galleria del Corso, Gianni, così si chiamava l’amico, aveva un contratto con la galleria Borgogna a Milano e doveva preparare la sua mostra da lì a tre mesi. Abitava ad Albissola, e a Milano non aveva uno spazio dove poter dipingere, così vista l’abbondanza di spazio a disposizione gli offrii di stare da noi. La tecnica che usava era diversa da quella di Vanda, lui dipingeva i suoi grandi quadri con gli acrilici mentre Vanda pur utilizzando svariate tecniche preferiva per le sue cose l’olio. C’era da fare la seconda copertina della PFM e dopo la polemica per la prima, si pensò di confondere le idee con uno stratagemma. Occorreva la copertura di un artista affermato e Gianni era la persona giusta. Si disse allora che avremmo usato un quadro che Giannicci avrebbe fatto appositamente collaborando con Vanda. I due presero una decisione astrusa avrebbero fatta una facciata ciascuno.
L’immagine che ne uscì era senz’altro gradevole, ma priva di contenuti, non voleva dire nulla era priva di significato. Ne rimasero entusiasti, le immagini successive seguirono questo percorso, esteticamente perfette ma nient’altro. Da profano della musica credo che sia stato questo il problema di molti gruppi d’allora, tranne rari casi, tecnicamente perfetti ma privi di personalità.




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