venerdì 3 febbraio 2012

Enzo Jannacci - Quelli che...


Ricordo che quando conobbi Jannacci, era sul marciapiede davanti la sede de “l’Ultima spiaggia” assieme a Beppe Viola, stavano scrivendo appoggiati al tetto di una macchina. Viola da sempre suo coautore, era uno dei volti del giornalismo sportivo più noti, alto e corpulento aveva stampato sul volto un sorriso sornione. Enzo era esattamente come lo si vedeva in televisione, allampanato ma dirompente per simpatia e intelligenza. Il suo spirito goliardico segnava i suoi rapporti d’amicizia, fare gli scherzi era una regola per cui bisognava stare sempre allerta ovunque e in qualsiasi occasione. Stavo lavorando a questa copertina ed ero andato a trovarlo dove registrava, in fondo ai Navigli poco prima di Corsico. Erano tutti a pranzo e prima che mi accomodassi, Enzo sottovoce mi si avvicinò chiedendomi di assecondarlo in quello che avrebbe detto. Sull’altro lato del tavolo era seduto un sassofonista che non avendomi mai visto mi squadrava con aria sospettosa. Certo per chi non mi conosceva potevo apparire un fricchettone,  non ho mai curato il mio aspetto, barba lunga come i capelli, quel giorno poi avevo uno spolverino lungo che mi accompagnava ormai da molti anni. Enzo incominciò alzando la voce che era inutile che insistessi, la grafica non me la faceva fare che non gli interessava nulla se ero in crisi da astinenza da eroina e neppure del fatto che ero stato minacciato dal mio puscer perché gli dovevo dei soldi. Io intanto stavo in piedi emaciato e silenzioso al che Enzo dopo aver avvicinato l’orecchio alla mia bocca si staccava di colpo continuando a gridare frasi senza senso, questo balletto andò avanti per un po’ poi il sassofonista scosso e impacciato per ciò che stava succedendo schizzò in piedi e borbottando frasi incomprensibili verso quelli che erano al tavolo si diresse verso il telefono per chiamare il 113 a questo punto fu fermato e ci volle molto per convincerlo che era uno scherzo. Attenzione però i suoi scherzi partivano sempre da ragioni precise, per esempio il sassofonista aveva discusso fino a poco prima che arrivassi sulla consistenza delle sue larghe vedute, sulla sua capacità di accettare senza riserve gli altri privo di giudizi.
Il chitarrista che suonava sempre con Enzo, mi pare si chiamasse De Filippi, raccontò che un giorno si erano fermati a mangiare ad una trattoria dove avendo riconosciuto Jannacci, aumentarono del doppio il conto. Enzo non fece una piega, uscì e visto un camion pieno di sabbia, ne acquistò il carico e fece ribaltare tutta la terra davanti all’ingresso della trattoria. 

Scattai la foto davanti il gruppo di case che stavano in fondo a via Missaglia a Milano, avevo portato con me delle scarpe, il riferimento era al pezzo di Jannacci di qualche anno prima “El purtava e scarp de tennis”, ma l’inquadratura era ancora spoglia ne avevo bisogno di altre. Mi venne in aiuto la Dina quella signora che avevo usato per la copertina di “Anima Latina” e della “Flora Fauna Cemento”. Abitando in uno di quei palazzi che stavo per riprendere, affacciandosi alla finestra, mi aveva visto ed era scesa per salutarmi, le chiesi se aveva delle scarpe da prestarmi, tornò dopo pochi minuti con una montagna di calzature.
Spedimmo il bozzetto della copertina a Roma alla RCA che dell”Ultima Spiaggia” era il distributore. Volevamo solo mostrarla per questo inserimmo una scritta provvisoria solo per gli ingombri. Invece quelli, che avevano fretta di mettere sul mercato il disco, lo mandarono in stampa così com’era.

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